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I Sette Livelli di coscienza
Il sistema dei chakra, può essere letto e
interpretato come un modello filosofico dell'Universo e della Coscienza.
In questo senso non si parla più di sette
punti del corpo da trattare, ma piuttosto di Sette differenti Livelli
di Coscienza e Consapevolezza successivi ai quali si può
accedere, e delle loro qualità energetiche.
I Chakra sono giunti in occidente principalmente
attraverso la tradizione e la pratica dello Yoga. Lo Yoga è
una disciplina volta a collegare l'individuo con il divino attraverso
l'uso di pratiche mentali e fisiche, questo scopo viene raggiunto
passando attraverso stadi di coscienza sempre più evoluti.
I Chakra rappresentano questi stadi.
Estraiamo da questa successione di stadi evolutivi
della coscienza, la storia dell'universo, della sua evoluzione e
formazione, come fossero l'animo umano e il mondo uno lo specchio
dell'altro, microcosmo e macrocosmo in cui vigono le medesime leggi
e relazioni energetiche.
Come se il corpo fosse analogia vivente e memoria
perenne di tutto ciò che lo circonda e di tutto ciò
che lo ha preceduto.
| La Teoria dei Chakra ci indica come primo
elemento, come forma in cui lo spirito è precipitato,
la Terra, Muladhara, che, come spiega
l'etimologia stessa della parola, è la "radice",
la prima materia, l'origine dell'universo manifestato.
Il Muladhara, è dunque la totalità
da cui ogni cosa prende inizio, il centro più grossolano
che nel corpo ha la posizione inferiore, il grado di coscienza
meno sviluppato attribuito ai minerali, il centro a cui è
attribuito il potere di coesione e di condensazione.
Gli astronomi pongono in effetti all'inizio
della storia dell'universo la condensazione dei atomi a partire
da un "plasma" iniziale (di cui poco si sa, forse
coscienza stessa?).
Quindi condensazione originaria di un'energia
libera in elementi materiali che racchiudono in se stessi,
addormentata, una infinita energia.
Il quadrato inscritto in questo chakra, rappresenta
la terra; il triangolo rappresenta la coscienza, la volontà,
l'azione che è presente solo in potenza, dentro, addormentata.
Quest'energia addormentata è rappresentata
da Kundalini, energia creatrice e ricreatice, aspetto
cinetico dell'universo, vista nelle sembianze di una dea,
che danza incontrollata e incontrollabile.
Il suo destino è quello di ascendere
da questa sede iniziale attraverso la sushumna, canale che
collega i chakra, verso il chakra della corona, per incontrare
e fondersi con il Dio Shiva.
Questo incontro rappresenta le nozze sacre,
il superamento degli opposti. E da questa unione nasce l'uomo-dio,
l'illuminazione, il bambino divino.
Procederemo dunque attraverso questo cammino. |
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Il secondo elemento che incontriamo è
l'aqua, caratterizzante di Svadhishthana,
secondo chakra.
Ecco apparire il "brodo primordiale"
in cui si concentrano tutte le sostanze prima coagulatesi
negli atomi primitivi. Qui, con pochissimi elementi che trovano
il loro "utero" nell'acqua, vengono a crearsi infiniti
differenti organismi.
L'acqua ha una connotazione prettamente femminile
in tutte le tradizioni, manca perciò un elemento fecondante,
ed ecco cha la tradizione induista pone nello Svadhishthana
anche un elemento maschile, il lingam.
Poichè l'acqua nel suo essere primordiale
è ancora uroborica, è rappresentata dai cerchi
presenti nell'iconografia di svadhishthana, che richiamano
il serpente Uroboros circolare, ove tutto è ancora
indifferenziato.
L'Uroboros è il mitologico
serpente circolare, che si mangia la coda, simboleggiante
la totalità creatrice primordiale e indifferenziata.

In questo "utero cosmico", che richiama
anche il grembo materno e l'evoluzione embrionale dei primi
mesi, si creano le strutture organiche fondamentali, così
come l'embrione al termine dei primi tre mesi ha formato e
stabilizzato le sue parti fondamentali.
Da questo punto in poi perciò, non c'è
più formazione e sintesi di nuove funzioni e organi,
ma c'è espansione e perfezionamento di quelli già
esistenti. Questa direzione ci porta ad abbandonare gradualmente
l'aqua e il grembo, per lo stadio successivo. |
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La storia della Terra ci racconta che i primi organismi furono
probabilmente anaerobici, cioè, non avevano bisogno
di ossigeno, e che solo successivamente questo gas fu prodotto
dal metabolismo dei sistemi organici.
Con la presenza dell'ossigeno nasce la possibilità
di combustione, ed ecco giungere come terzo elemento il fuoco.

Manipura, "la città
del gioiello", è il centro infuocato che
brucia e separa, trasformando ed espandendo ciò che
l'acqua ha concentrato e alimentato.
Il fuoco trasforma la materia rompendo i legami molecolari
degli elementi, e in questo modo produce luce e calore, e
libera l'energia contenuta in potenza nell'elemento materico.

In questo livello, il triangolo, rappresentazione
dell'energia attiva, dell'azione, e della coscienza, non è
più "dentro" come in muladhara, ma è
espresso, fuori, sveglio.
Ed anche nell'evoluzione, contemporaneamente
all'uscita dall'acqua degli organismi, comincia a strutturarsi
il loro scheletro, e inizia lo sviluppo del sistema nervoso
e con esso progressivamente la struttura cerebrale.
Simbolicamente lo scheletro rappresenta l'IO,
inteso come struttura-contenitore della coscienza, che è
rappresentata a sua volta dalla formazione del cervello e
del sistema nervoso.
Se nell'osso, ultima tappa dei processi di
condensazione, si manifesta la massima materializzazione,
con l'inizio della strutturazione del cervello, inizia una
fase che potremmo definire di nuova smaterializzazione, ulteriore
espansione, dove vediamo la nascita della volontà e
della coscienza.
Questo ci spinge verso il quarto stadio.
Compaiono così le prime strutture cerebrali
che permettono l'omeostasi interna, ovvero l'equilibrio.

Questao gradino ci congiunge definitivamente
con Anahata, l'elemento collegato
a questo livello è l'aria, che non è altro che
acqua sublimata dal fuoco.
Energia quindi leggera e in continuo e omogeneo
movimento.

I due triangoli intrecciati che formano la
stella a sei punte presente nell'iconografia di questo chakra,
simboleggiano un punto di riunione ed equilibrio di due nature,
materiale e spirituale, che si incontrano e riequilibrano
in questo punto, trovando qui la loro sintesi.
"Il maschile e il femminile si compenetrano
con uguale forza, il cielo e la terra hanno la medesima parte,
e così lo spirito e la materia, il mentale e il fisico,
gli istinti e la ragione, la natura celeste e quella terrestre:
ogni coppia di contrari può trovare in questo luogo
la sua rappacificazione, la misura perfetta"
Il corpo è quindi specchio della coscienza,
e tuttavia agendo sul corpo e sulla materia, si informa anche
la coscienza, "se il corpo cambia, lo spirito cambia".
Ecco che c'è qui completa e totale corrispondenza
e interrelazione tra questi due piani. |
Per quanto riguarda la filogoenesi è
intanto comparso lo strato successivo, il cervello "emozionale".
E il terzo strato, la corteccia, ed ecco che
nei mammiferi superiori, sino all'uomo, ha inizio l'attività
razionale.
La materia acquista lentamente la proprietà
di proiettarsi in altre dimensioni, di potersi "vedere",
di comtemplare sé stessa.
Nel cervello si manifesta così la riflessione,
la capacità di trasportare a livello mentale tutte
quelle funzioni che si sono inizialmente materializzate nel
corpo.
Termina qui il processo filogenetico.
Siamo quindi ad adesso, alla coscienza umana, alla nostra
dimensione.
Per fare il passaggio successivo è necessario aprire
una porta, scardinare gli ultimi schemi mentali e procedere
verso lo spirito.
Questo ci spinge ad incontrare Vishudda,
fiore a sedici petali con inscritto un triangolo a punta
in giù con dentro un cerchio.

La materia, nella sua potenzialità iniziale
(cerchio interno) è diretta e mossa (triangolo) verso
una nuova manifestazione (cerchio esterno) che la riflette
(16 petali).

16 petali, cioè 4x4 petali.
4 è il numero della materia, della materializzazione.
Perciò 4 che ripete sé stesso, la materia che
riflette sé stessa.
Nasce la memoria, la capacità di apprendimento, il
piano simbolico, il linguaggio.
Grazie a questa porta/canale di scambio, di comunicazione,
quale è vishudda, è possibile purificare il
nostro interno, creare una "nuova materia" ed esteriorizzarla
consapevolmente.
Un nuovo potere nelle mani dell'uomo, il logos.
Ed ecco che l'uomo può nominare ogni oggetto, ogni
essere vivente, ogni luogo;
può pensarlo, ricordarlo, sognarlo.
Nella consapevolezza di riconoscerne l'esistenza e di rispettarla...
o forse nell'illusione di poter possedere e controllare ogni
cosa...
Nasce l'ego, e l'intelletto.
Nasce Ajna, ove si realizza
il comando.
Ajna è un fiore a due petali, un loto di colore lunare
e splendente.

Ajna si porta dentro il numero 2, che è
il numero della polarità, il concetto stesso che qualunque
cosa esista, ha il suo contrario, il suo opposto, il suo complementare.
Nessuna cosa è concepibile senza che
immediatamente si concepisca anche il suo contrario.
Ying e Yang sono il perfetto simbolismo, anche
grafico, di questa dualità implicita nell'esistenza.
E' impossibile eliminare la dualità
del pensiero, perchè proprio a cusa di questa dualità
esso esiste.
Qui risiede dunque il concetto dell'esistenza
di ogni cosa e del suo complementare, è simbolo dunque
di tutto ciò che esiste, è il centro dell'assoluta
potenzialità, germe di tutte le dualità.
Luogo di preveggenza e consapevolezza suprema,
dove il sopra e sotto sono insieme, dove il prima e il dopo
coesistono, dove morte e rinascita si integrano l'un l'altra.
Riconoscendo e quindi integrando e superando
la dualità, Ajna fa cadere il velo di Maya,
l'illusione dell'apparente separazione presente nel mondo,
facendoci riconoscere come parte del tutto, non più
due, ma uno.
La perdita dell'illusione è contemporaneamente
liberazione dalla dimensione del tempo, oltre questa porta
tutto è sempre presente, sincronicamente, noi siamo
insieme passato, presente e futuro, siamo qui e altrove, ci
riconosciamo come parte di un tutto.
Da adesso in poi siamo consapevoli che tutto
ciò che incontriamo, ogni volto, ogni parola, ogni
luogo, non sono altro che manifestazione di Dio, dell'Universo,
di cui del resto noi stessi facciamo parte.
In ultima analisi "L'altro" non è
altro che una parte di noi, specchio di un pezzo della nostra
anima, della nostra essenza.
Questa consapevolezza prende il nome di fede.
Ed ecco che sulla sommità del capo,
possiamo accedere al settimo livello, rappresentato da Sahasrara,
il loto dai mille petali.

Per la tradizione induista qui risiede Paramashiva,
simbolo dell'identificazione tra anima individuale e anima
universale, fra l'uomo e Dio.
Luogo di meditazione profonda e liberazione,
la richiesta semplice e suprema di questo livello di coscienza
è di lasciare andare il controllo sulla nostra vita
per poter riconoscere e incontrare lo scopo della nostra esistenza,
il nostro cammino.
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